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Occhi elettronici ovunque: la videosorveglianza di massa tra promesse di sicurezza e ombre di controllo

Camminando per le strade delle nostre città, è sempre più frequente alzare lo sguardo e incrociare l'occhio vigile di una telecamera. Stazioni, aeroporti, centri commerciali, ma anche strade, parchi e piazze sono ormai disseminati di dispositivi di videosorveglianza, che registrano ogni nostro movimento, ogni nostro gesto.

Questo fenomeno, noto come videosorveglianza di massa, è in costante crescita a livello globale, alimentato da progressi tecnologici come il riconoscimento facciale e l'intelligenza artificiale. Ma quali sono le implicazioni di questa diffusione capillare di telecamere per la nostra privacy, le nostre libertà e il tessuto stesso della società?

In questo articolo cercheremo di fare luce su questo tema complesso e controverso, analizzando le diverse sfaccettature della videosorveglianza di massa, le sue potenzialità e i suoi rischi, e le profonde differenze tra l'approccio europeo, basato sulla tutela dei diritti individuali, e quello cinese, incentrato sulla sicurezza nazionale e il controllo sociale.

Cos'è la videosorveglianza di massa?

La videosorveglianza di massa può essere definita come l'uso sistematico e diffuso di telecamere per monitorare e registrare le attività delle persone in spazi pubblici o privati accessibili al pubblico. A differenza della videosorveglianza tradizionale, che si concentra su luoghi specifici e ha scopi ben definiti (ad esempio, la prevenzione di furti in un negozio), la videosorveglianza di massa si estende a interi quartieri, città o addirittura nazioni, e spesso non ha un obiettivo preciso se non quello di raccogliere quanti più dati possibili sui cittadini.

Questo fenomeno è stato reso possibile da una serie di fattori:

La diminuzione dei costi delle telecamere e dei sistemi di archiviazione: Oggi è possibile acquistare telecamere ad alta definizione a prezzi accessibili, e la capacità di archiviare enormi quantità di dati video è diventata sempre più economica.

L'avvento di tecnologie come il riconoscimento facciale e l'intelligenza artificiale: Queste tecnologie consentono di analizzare automaticamente le immagini video, identificando persone, oggetti e comportamenti, e aprendo la strada a nuove forme di sorveglianza automatizzata.

La crescente preoccupazione per la sicurezza pubblica: Gli attentati terroristici, la criminalità e la percezione di un aumento dell'insicurezza hanno spinto governi e cittadini a cercare soluzioni tecnologiche per proteggere la società.

La videosorveglianza in Europa: tra GDPR e differenze nazionali

In Europa, l'uso della videosorveglianza è regolamentato dal Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR), entrato in vigore nel 2018. Il GDPR stabilisce una serie di principi fondamentali che devono essere rispettati nel trattamento dei dati personali, tra cui:

Minimizzazione dei dati: I dati raccolti devono essere limitati a quanto strettamente necessario per lo scopo specifico della sorveglianza.

Finalità legittima: La videosorveglianza deve essere giustificata da una finalità legittima, come la prevenzione di reati o la tutela della sicurezza pubblica.

Trasparenza: Le persone devono essere informate del fatto che sono sottoposte a videosorveglianza e di come i loro dati vengono utilizzati.

Diritto di accesso e rettifica: Le persone hanno il diritto di accedere ai propri dati e di chiederne la rettifica o la cancellazione.

Il GDPR ha introdotto un quadro normativo più rigoroso per la videosorveglianza, ma la sua applicazione varia da paese a paese, a seconda delle leggi nazionali e delle sensibilità culturali.

Regno Unito: È uno dei paesi europei con il più alto tasso di telecamere pro capite, in parte a causa della lunga tradizione di sorveglianza legata alla minaccia del terrorismo. Tuttavia, negli ultimi anni sono state sollevate preoccupazioni per l'uso eccessivo della videosorveglianza e per l'impatto sulla privacy dei cittadini.

Germania: La Germania ha una forte cultura della privacy e una diffidenza storica nei confronti della sorveglianza di massa. L'uso della videosorveglianza è quindi più limitato rispetto ad altri paesi europei, e soggetto a regole più stringenti.

Italia: L'Italia si colloca in una posizione intermedia, con un uso della videosorveglianza in crescita, soprattutto nelle grandi città, ma anche con una crescente consapevolezza dei rischi per la privacy. Il Garante per la protezione dei dati personali ha emanato diverse linee guida per garantire il rispetto del GDPR e dei diritti dei cittadini.

La Cina e il "Grande Fratello" tecnologico

In Cina, la videosorveglianza ha raggiunto livelli di diffusione e sofisticatezza senza precedenti. Il sistema di sorveglianza cinese, noto come "Skynet", è una rete capillare di telecamere dotate di riconoscimento facciale e intelligenza artificiale, che monitora costantemente le attività dei cittadini in tutto il paese.

Skynet è stato utilizzato per diversi scopi, tra cui:

Prevenzione e repressione del crimine: Le autorità cinesi sostengono che la videosorveglianza di massa ha contribuito a ridurre la criminalità e a migliorare la sicurezza pubblica.

Controllo sociale: La videosorveglianza è utilizzata anche per monitorare il comportamento dei cittadini, reprimere il dissenso e mantenere l'ordine sociale.

Profilazione dei cittadini: I dati raccolti dalle telecamere vengono utilizzati per creare profili dettagliati dei cittadini, che includono informazioni sulle loro abitudini, le loro relazioni sociali e le loro opinioni politiche.

L'uso massiccio della videosorveglianza in Cina solleva gravi preoccupazioni per i diritti umani e le libertà civili. La mancanza di trasparenza e di controlli indipendenti sul sistema Skynet, l'uso di tecnologie invasive come il riconoscimento facciale e la profilazione dei cittadini, e la repressione del dissenso sono solo alcuni degli aspetti più critici.

Due modelli a confronto: Europa vs Cina

L'approccio europeo e quello cinese alla videosorveglianza di massa rappresentano due modelli diametralmente opposti.

Yuri Lucarini Informatico Forense – Criminologo



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